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WorldBasket intervista Andrea Bargnani, parte 2/2

06:41 27 June 2012 Stefano Benzoni

Ecco la seconda parte dell'intervista di Stefano Benzoni a Andrea Bargnani.

Andrea Bargnani

Ma si rende conto che l'anello a Toronto difficilmente potrà vincerlo?
“Anche se vincere l'anello è chiaramente il sogno di tutti ed anche il mio, ed anche se so che oggi può sembrare difficile vincerlo a Toronto, il mio scopo è quello di diventare un giocatore sempre migliore con la maglia dei Raptors e contribuire a far crescere la squadra più che si può. Toronto mi piace, mi piace la città, il pubblico, la pressione che esiste su di te e quindi sono molto contento di vedere il mio futuro in Canada”.
A proposito di coach Casey, ci sembra che fra di voi sia nato un bel rapporto, o no?
“Infatti è vero. Mi sono trovato molto bene con lui. E' una persona ed un allenatore molto leale, schietta e diretta. Ha fatto un buon lavoro, è bravo e ci ha fatto migliorare molto in difesa”.
Ma a volte non si sente frustrato dall'essere il migliore giocatore della sua squadra e di aver fatto solamente due volte i playoff in sei anni di carriera con i Raptors?
“Sono frustrato se giochiamo male o se perdiamo troppe partite, non certo dal fatto di indossare la maglia di Toronto. Lo sarei se non ci fosse un progetto per far crescere e migliorare la squadra, ma visto che esiste una chiara volontà in tal senso...”
Andrea facciamo un passo indietro. Sono stati mesi difficili quelli nei quali tutto era fermo causa il lockout? Come li ha vissuti?
“E' stato molto brutto allenarsi senza certezze e senza che nessuno sapesse bene cosa fare. Fra gli aspetti positivi c'è stato il fatto che, dopo non mai quanti anni, sono riuscito a festeggiare il mio compleanno (il 26 ottobre) a Roma insieme alla mia famiglia ed ai miei amici. Fra l'altro io pensavo che la stagione non sarebbe mai iniziata, ne ero quasi sicuro, invece in poche ore è cambiato tutto lo scenario, per fortuna”.
E che stagione è stata? Più dura, più intensa, più stressante, più difficile?
“E' stata fisicamente molto dura, più dura di quelle normali da 82 partite in sei mesi. E' stata logorante, anche se io ho saltato quasi due mesi per infortunio, ma anche in generale penalizzante per tutte le squadre che, oltre a non aver avuto la possibilità di fare il solito training-camp, non hanno quasi mai trovato il tempo per allenarsi e questo ha inciso su tutta la stagione”.
Lei è d'accordo che una stagione così compressa, 66 gare in 124 giorni, ha favorito molti infortuni, oppure le cose sarebbero andate così anche se ci fosse stata una stagione normale?
“In parte una stagione così ha inciso, ma non del tutto. Secondo me esistono anche altre due cause che hanno portato molti giocatori ad avere problemi e guai fisici: non c'è stato, come ho già detto il training camp, e poi magari qualcuno nei mesi di sosta non si è tenuto allenato come avrebbe potuto”.
C'è stato qualche giocatore in particolare che l'ha colpita durante l'anno?
“Beh ce ne sono stati tre: Mario Chalmers di Miami, Blake Griffin dei Clippers che ha fatto delle cose straordinarie ma soprattutto Kevin Love di Minnesota, un giocatore che è migliorato tanto ed ora è uno dei migliori della Lega”.
E a livello di squadre?
“Confesso che mi ha sorpreso molto Philadelphia. Non hanno una stella assoluta, ma sono tutti eccellenti giocatori, giocano molto di squadra, sono allenati bene ed hanno dimostrato un grande carattere”.
Nemmeno quest'anno è riuscito ad andare all'All-Star Game...
“Per forza, mi sono fatto male!”.
Scherzi a parte, le è dispiaciuto?
“Sarebbe stato bellissimo, ma a parte i problemi fisici se la tua squadra è ultima nella conference non hai grandi speranze di andarci... Io poi l'atmosfera dell'All-Star Weekend la conosco, certo che andarci con le squadre vere sarebbe tutta un'altra cosa. Mi piacerebbe andarci una volta, ma dipende in buona parte dai risultati della squadra”.
Senta, ha notato negli ultimi anni, o a maggior ragione rispetto alle sue prime due annate, una maggior considerazione nei suoi confronti da parte di arbitri, avversari ed anche compagni?
“Da parte degli arbitri hai sicuramente qualche chiamata in più a tuo favore, ma quello che ti fa capire che sei diventato un giocatore importante è quando le difese ti raddoppiano e vi garantisco che si tratta di una gran bella soddisfazione perché vuol dire che sei diventato uno che gli avversari temono in modo particolare e questo ti fa indubbiamente piacere”.
Discorso nazionale. Il suo rifiuto è stato ovvio e motivato, anche se è dispiaciuto a tutti...
“Mi dispiace tanto non poter aiutare i miei compagni a maggior ragione a causa di un infortunio, ma è stata una decisione presa di comune accordo fra le parti, qualcosa di ovvio e di nemmeno tanto sorprendente. Ci sono sempre stato per la nazionale, ma devo lavorare per guarire ed essere pronto ad affrontare una stagione NBA da 82 partite”.
Ora c'è il Draft dove Toronto sceglierà con la numero 8 e poi partirà il mercato dei free-agent. Lei cosa si augura per i Raptors?
“Guarda, a parte Davis, che sarà scelto al numero 1, non ho la benchè minima idea di quali giocatori ci siano e quindi lascerò fare ai dirigenti dei raptors che sono sicuro che faranno un ottimo lavoro e sceglieranno il giocatore che farà al caso nostro, sempre ammesso che non vendano la scelta... Mah, staremo a vedere!”.



TAG : Andrea Bargnani | Stefano Benzoni
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