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WorldBasket intervista Andrea Bargnani, parte 1/2

10:00 26 June 2012 Stefano Benzoni

Come succede da tre anni a questa parte, un segmento della sua estate Andrea Bargnani la trascorre a Jesolo giocando e divertendosi con i ragazzini del suo camp, la “Mago Summer Academy”, che pendono dalle sue labbra quando lo vedono entrare in palestra, prendere un pallone in mano e mettere in pratica alcune delle magie cestistiche che rendono così onore al suo soprannome datogli negli anni di Treviso dall'amico e compagno di squadra Riccardo Pittis. In questa edizione ad accompagnare Andrea in questo soggiorno jesolano c'erano DeMar DeRozan, suo compagno ai Raptors e poi anche gli amici di sempre, Matteo Soragna e lo stesso Pittis. Giorni lieti, giorni sereni per la stella dei Raptos che, con di fronte un'estate di lavoro, miglioramenti ed anche qualche periodo di vacanza, non fatica a tornare con la mente alla stagione NBA da poco conclusa, la sua sesta, un'annata particolare, strana, per certi versi bellissima, per altri sicuramente meno: in una parola comunque indimenticabile.

Andrea Bargnani

Andrea, come sta andando la sua Mago Summer Academy?
“Bene, in due settimane abbiamo circa 200 bambini fra i 6 ed i 16 anni ed a me piace molto stare con loro, è bello! Voglio cercare di aiutarli a migliorare, di fargli mare ancor di più il basket, ma soprattutto cerco di far capire loro che è possibile raggiungere ogni risultato ma solo a patto di lavorare duramente e di fare molti sacrifici e che non è che uno un giorno diventi un giocatore di basket e vada nella NBA così per caso. E poi cerco di restituire loro quello che ho avuto da persona fortunata, anche se da piccolo non ho avuto la fortuna di partecipare a camp con giocatori NBA come invece può capitare a loro ed ai ragazzi di questa generazione”.

Com'è stata la sua prima parte d'estate finita la stagione NBA?
“Tutto bene. Dopo la fine della stagione sono rimasto un po' a Toronto, poi ho fatto un po' di vacanza e dai primi giorni di giugno sono rientrato in Italia”.

Come sta, fisicamente parlando? Riassorbiti gli infortuni dell'inverno?
“Ora sto bene anche se mi aspetta l'ennesima estate di lavoro, a maggior ragione in questi mesi visto che sono dimagrito, ho perso forza e quindi dovrò rinforzarmi tanto da un punto di vista fisico, oltre che lavorare, come faccio ogni esate da diversi anni a questa parte, sul tiro, sulla velocità dei piedi, sul palleggio, sul passaggio, sui movimenti in post basso ed in generale su tutto il mio gioco perché quando tornerò a Toronto dovrò essere pronto ed in forma per affrontare una stagione importantissima nella quale dovrò cercare di giocare 82 partite e senza saltarne la metà come è successo nel campionato passato”.

Già, proprio il campionato passato... Ha giocato alcune gare straordinarie, si è confermato l'uomo di punta dei Raptors, però si è infortunato due volte, ha saltato 35 partite su 66 e la squadra ne ha risentito non poco. Come giudica l'annata trascorsa? Perché si potrebbe oscillare fra il disastro e l'entusiasmante e non è facile dare un giudizio complessivo...
“Infatti, perché da un lato è stata bellissima visto che ho giocato come quasi mai avevo fatto ed ho dominato certe partite come mai mi era capitato di fare prima nella NBA. Ma è anche vero che dall'altro ho avuto una bella sfiga visto che mi sono fatto male sul più bello, mi sono fermato fra una cosa e l'altra due mesi, poi mi sono rifatto male ed ho giocato meno della metà delle partite in programma”.

Il polpaccio, è stato l'artefice di tutto ciò, prima un problema, poi uno seguente...
“Per fortuna sono uno che prende le cose con filosofia perché in caso contrario ci sarebbe stato da sbattere la testa contro un muro! La prima volta mi sono fatto male durante il quarto quarto di un back to back (due partite consecutive in due giorni) ed è stato qualcosa di fastidioso e piuttosto lungo. La seconda volta, invece, mi è capitato nel supplementare di un back to back ed è stato veramente doloroso al punto tale che ho girato diversi giorni con le stampelle senza riuscire ad appoggiare il piede. Fra una cosa e l'altra sono stato fermo due mesi e, anche se alla fine sono rientrato, questo ha inciso sui destini della squadra ed ovviamente sul mio stato di forma e sulle mie attuali condizioni fisiche”.

Ha chiuso la sua sesta stagione NBA. Dando un'occhiata al passato, come giudica questi sei anni trascorsi da protagonista nel campionato più bello e difficile del mondo?
“Direi in modo più che positivo e questo perché, a parte il secondo anno che è stato il più difficile perché coach Sam Mitchell non aveva fiducia in me e non mi faceva giocare quanto avrei dovuto, gli altri cinque sono stati sempre caratterizzati da una mia crescita, da sempre maggiore fiducia, consapevolezza e presa di coscienza del mondo in cui ero e del ruolo che avrei potuto recitare. E dopo sei anni, a parte il fatto di aver giocato solo due volte i playoff, il mio bilancio non può che essere positivo”.

Lei è il miglior giocatore e l'uomo di punta dei Raptors che però continuano ad avere squadre modeste e a non qualificarsi per i playoff. Non si è un po' stancato di questa situazione? Non preferirebbe andare a giocare in una squadra da titolo, venendo inserito in una trade?
“No, in questo momento non è certo questo il mio obiettivo. Io sto molto bene a Toronto che ormai è diventata, insieme a Roma, casa mia, ho un ottimo rapporto con i tifosi, con la dirigenza, con i compagni e con l'allenatore e quindi, anche se la mia potrà sembrare una visione un po' romantica delle cose, il mio scopo è quello di giocare bene e dare il massimo per e con i Raptors, aiutandoli a diventare una squadra vincente, una squadra da playoff con cui vincere ogni anno sempre più partite. E credo che siamo sulla strada giusta e che la prossima sarà una stagione determinante”.

Perché dice questo?
“Perché con il consolidamento delle idee di coach Dwane Casey, la sperabile assenza di infortuni, degli innesti che arriveranno dal Draft e da giocatori sotto il nostro controllo e che hanno giocato in Europa potremmo migliorare molto e puntare ai playoff. Ho molta fiducia nella nostra squadra, anche se oggi non so con quale roster ci presenteremo al via della stagione”.



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