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Fileni BPA, la storia dei 10 indiani di Cioppi e Toro Seduto-Maggioli

17:36 22 Febbraio 2012 Redazione Worldbasket

Fonte: Ufficio Stampa Legadue - Fabrizio Pungetti

Hanno ribaltato Brindisi con un break pazzesco: 44-14 in 15'! Mc Connel Nembo Kid, Brooks super: è stato un meritato martedì grasso di stravizi e di dolci carnevaleschi per Jesi.

Michele Maggioli

Mc Connel, un fenomeno, Michelone come Toro Seduto a Little Big Horn contro Custer, cervello e spirito guerriero contro avversari fortissimi e più numerosi. Brooks pure lui super ma tutto il gruppo di Cioppi è compatto come una tribù di bellicosi pellerossa - Enel, partenza super in attacco, poi, all'improvviso via la luce e la difesa di Bucchi stavolta non basta. 
A Carnevale ogni scherzo vale e quello che ieri la Fileni BPA Jesi ha rifilato all’Enel Brindisi è stato davvero tremendo. Presentatasi in tono dimesso nei primi 7’ della gara, la squadra di Cioppi che appariva come una fragile vittima predestinata davanti alla corazzata brindisina, in realtà il Gran Ballo del Martedì grasso per la squadra di Bucchi finiva in fretta e ne cominciava un altro, melodiosamente a senso unico, con gli uomini in maglia Aurora che si toglievano di dosso la maschera iniziale e tiravano fuori quella vera, quella degli indiani di Cioppi: pochi, contati, ma determinatissimi e compattissimi.
Sembrava non ci potesse essere partita, con l’Enel abbagliante dei primi minuti: 9-20, 16-27, da quel momento si spegneva la luce in casa brindisina (metafora abusata quella del main sponsor della squadra di Bucchi, ma assolutamente realistica in questo caso) e in casa Fileni si iniziava a mettere in forno una gara fatta di prelibatezze profumanti e gustose come le ghiottonerie carnevalesche .
Il modo più dolce per dimenticare l’amara, masochistica sconfitta con Scafati, che bruciava ancora alla gente del PalaTriccoli e ai giocatori in maglia Fileni (+7 a 45”, ancora +4” a 15”!, poi le diavolerie del duo Levin-Marigney), riprendere la rotta play off e verso la Toys&More Final Four di Bari (dove sarà subito scontro con Scafati) con il ruolo che spaventa sempre tutti, quello di mina vagante.
Brindisi lascia due punti che la staccano dal trio al comando, ma forse fa più male la resa quasi senza colpo ferire, improvvisa e fulminea come era stata quella partenza. Una mancanza di cattiveria e di cinismo acuita dall’assenza di capitan Ndoja. Se può consolare la truppa brindisina, non è la prima volta che succede a una big, a Jesi. La Fileni ammazza grandi è tornata, piccolo capolavoro di coach Cioppi e di un club amministrato con la parsimonia del farmacista e la passione delle cose per bene, guidato dal buon senso del presidente Carlo Barchiesi (ieri assente perchè messo ko da una forte influenza, ma sicuramente in bordo di giuggiole davanti alla tv ad ascoltare gli elogi ammirati, e meritati, di Franco Lauro e coach Michelini), dal vice Brunello Felicaldi e dal gruppo di soci tra cui la famiglia Fileni, papà Giovanni e la filglia Roberta, con il trio dirigenziale operativo. Il ds Federico Manzotti, il responsabile marketing Altero Lardinelli e il responsabile comunicazione Michele Paoletti a dispensare impegno e passione. Sfrappole e fritti dolci per tutti, il martedì grasso di Jesi può vivere una notte di stravizi dopo una partita così.
VISTA DA JESI – Pronti via e sembra che non ce ne possa essere, troppo forte Brindisi, troppo piccola Jesi. L’Enel abbaglia il PalaTriccoli e indovina sempre l’interruttore giusto, parte con un 4/4 da due e 4/5 da tre. Insomma, pare padrona assoluta del match e la Fileni destinata ad una resa senza neanche iniziare a combattere. Poi, il mondo si ribalta e il pubblico di Jesi assiste ad una metamorfosi tra le più incredibili forse mai viste nella storia dell’Aurora, considerando anche che i panni del più forte li vestiva, sulla caeta, l’avversario. A fine primo quarto, la Fileni, da 16-27, è già a -4, e in soli 6’ con un parziale di 13-0 è addirittura davanti, fino al +8 dell’intervallo che in totale fa un break di 29-10 in soli 13’, roba da leoncelli veri e affamati.
Ma Jesi non si placa, sembra morsa dalla tarantola (che fosse ancora la ferita con Scafati) e in soli 2’ della ripresa è al massimo vantaggio, +19 per un break in 15’ 44-14 (più 19 toccato anche nel finale sull’89-70). Semplicemente terrificante, spaventoso, irresistibile. Per chiunque, anche se ti chiami Enel Brindisi e hai un potenziale da vincere il campionato.
Roba da applausi veri, a scena, aperta: bravissimi tutti. E di fronte mica c’era pinzillaccheri e fichi, mica gente qualunque. L’inizio di tutto avviene per il passaggio a zona ordinato da Cioppi, coach pesarese che a Jesi giustamente adorano (in tribuna l’amico Dalmonte avrà certamente ammirato la prestazione di Jesi), poi l’opera viene completata con un gioco fatto di raziocinio, come andare a demolire la trave portante degli avversari e del loro sistema, ovvero il loro gioco in area, caricando di falli i loro lunghi, Borovnjak e Callahanan, poi con un progressivo, aumento delle percentuali e della precisione di tiro, figlio della convinzione e della spinta adrenalinica che il passare dei minuti dava caricando a mille mente e braccia arancioni.
Tradotta in numeri la prestazione di Jesi, rasenta la perfezione: 55.6% da due, 412.7 da tre (10/24), 90.9 ai liberi (30/33), vittoria ai rimbalzi (33-31)contro la squadra più forte del settore, una gestione del gioco che probabilmente sarebbe il sogno perfetto di qualunque allenatore: 13 recuperate e solo 4 perse, praticamente nulla, solo cose buone.
L’asse play-pivot nel duello diretto distrugge l’avversario togliendogli certezze e leadership. Mc Connell (in 37’ 25p, 3/ 4, 2/ 3, 13/13, 3 rimblazi, 2 recuperate, 1 assist, 32 valutazione)veste la maschera di Nembo Kid, incredibile la sua forza morale ma anche fisica. La prima perché sa scegliere i momenti per fare più male, come all’inizio, quando in disparte e in apnea per i primi 8’, in un minuto ricorda a tutti chi è e perché è lì, segnando 8 punti vibranti che cambiano marcia a Jesi, tra cui una tripla da 10 metri; fisicamente, poi, se lo incontri per strada sembrerebbe più un calciatore che un cestista, ma forse neanche uno sportivo, invece è un torello tutto muscoli, doti che si evidenziano nel suo 1c1 strano, atipico e immarcabile: prende gas, attacca l’avversario, poi pare rallentare, addirittura fermarsi in attesa, voluta, del contatto fisico, senza paura, perché lui ha il timing e il controllo del corpo giusti ed è il difensore che lo subisce er per l’ex Sant Mary’s diventa quasi sempre un gioco 2+1.  
Il Capo indiano, invece è Toro Seduto Maggioli (anche se gli manca qual che piuma). Ieri sapeva che non poteva sfondare direttamente la prima linea, la prima opzione nemica, che presentava più fonti di forza, più guerrieri pericolosi, e così ha lavorato d’astuzia come Toro Seduto a Little Bigb Horn contro il generale Custer, e di muscoli come un guerriero: risultato anche in area Jesi ha vinto, ovvero in territorio nemico, e Michelone ci ha messo una doppia doppia da 16+11 in 38’ (5/9, 0/1, 6/6, 25 valutazione), tanto cervello fino e non solo muscoli, ed è sempre più icona Aurora.
Jeffrey Brooks (in 35’ 18p, 7/10, 1/ 3, 1/ 2, 4 rimbalzi, 2 recduperi, 1 assist) potrebbe invece rappresentare la maschera di un Carl Lewis cestista, raramente si vede un quattro così veloce e rapido, pur mantenendo anche atletismo, e il talento non gli manca: due collegiali sembrava una scommessa rischiosa per una squadra che doveva salvarsi con poche fiches, e invece evidentemente Cioppi sapeva bene a chi si affidava.
Dietro a questo trio, tutta la Fileni è stata all’altezza: dal solito Hoover (14p in 24’, 4/9 da tre, roba da eridere per uno che nelle ultime 5 sfiorava il 50%), più che mai a suo agio con la maschera del cowboy pistolero scelto, a Migliori (in 24’ 13p, 0/4, 3/5, 4/4, 3 rimbalzi, 2 assist, peccato per le 3 perse sulle 4 totali della sua squadra) pure lui nei panni di uno con la colt facile e il coraggio del gringo, a Santiangeli (ieri solo difesa ma timido al tiro (0/1, 0/2), a Valentini (in 16’ 6p, 1/1, 0/1, 4/6, 5 rimbalzi) nei panni dell’umile soldato e rinforzo che ha dato sostanza vera alle corte rotazioni jesine. Insomma, proseguendo nella metafora carnevalesca, dopo una prova così, la notte del martedì grasso dell’Aurora può scoppiare di pazzie e di gioia fino all’alba. Licet insanire, direbbero i latini

VISTA DA BRINDISI - Passo indietro e brusco risveglio per una squadra che, dopo la vittoria in un match caldo e per uomini forti come era stato quello di Barcellona, sembrava aver messo su, a supportare un bel gioco di squadra, anche fisique du role da grande in fatto di carisma e mentalità vincente. E non può essere la sola assenza di Ndoja, che non c’era neanche in Sicilia, a spiegarlo.
La squadra di Bucchi è apparsa quasi vittima della sua perfezione, della sua partenza irresistibile, ma che in realtà era avvenuta non con i riferimenti del gioco su cui il coach bolognese basa ogni sua squadra, e cioè l’esecuzione dei giochi e la forza del gruppo nel credere nel mezzo scelto, ed è indubbio che questa Enel abbia come soluzione primaria la forza interna, ma era partita a mille l’Enel con una serata iniziata con una precisione di tiro anche da tre, talmente felice da non poter durare. E così è stato appena le medie sono tornate normali, appena Jesi ha cambiato le carte in tavola, ma non tanto e non soprattutto per gli aspetti tattici mutati è parso, ma la differenza di determinazione nei due eserciti: quello jesino nella difficoltà si è compattato, quello brindisino si è sciolto in un attimo, senza ritrovarsi neanche in quello che è il suo habitat naturale, il suo dna, il suo sostentamento quando le cose non vanno, ovvero nutrirsi di una difesa in cui tutti danno tutto. Anzi, nonostante anche l’uso di zone, l’Enel ha conosciuto la serata più dura proprio dal punto di vista difensivo: la difesa meno perforata del campionato, con 73 punti a gara, ne ha subiti 92, mai quest’anno ne aveva subiti tanti. E se aggiungi che anche a rimbalzo non s’è imposto come solitamente e fa, è evidente che tutto ha contriuito a far crollare il castelle delle certezze di gioco su cui si base un Enel dove non c’è un trascinatore nè un’attitudine cinica. Insomma, troppo bella questa Enel, ma a volte bisogna fare la guerra di sponda, e giocarsela con la sciabola. Questo probabilmente il messaggio da portare a casa e su cui migliorare, per un campionato che resta aperto a tutto, promozione diretta compresa. Vai a vedere i numeri della gara di ieri e Brindisi ha avuto un ottimo 60% da due, meglio di Jesi, un decente 30% da tre, a rimbalzo non ha dominato ma non ha straperso, è -2 in perse-recuperate ed è accettabile, ha creato più assist: e allora la differenza è stata soprattutto di carattere personalità della prestazione, e parliamo a livello di squadra più che di singoli.
Dove sicuramente ha influito nella serata perdente il passo indietro di Renfroe (5p in 28’ senza acuti, 1/ 3, 1/ 2, 6 rimblazi, 3 perse) , impotente di fronte alle marce di Mc Connel.
Come hanno pesato i falli dei lunghi anche se alla fine Borovnjak (in 25’ 20p ma solo 4 rimbalzi, 9/13, 2/ 3, 3 perse, 3 assist, 23 valutazione, la più alta tra i suoi) e Callahan (in 27’ 16+7, 5/10, 2/7) bottino lo hanno fatto, con Hunter (21p in 37’, 7/10, 1/ 3, 4/6, 2 rimbalzi, 2 recuperate, 2 perse, 3 assist, 22 valutazione a un pelo da Borovnjak) discreto come numeri ma meno come leadership ma una tantum ci può stare.
Ne potevano cambiare le cose un buon Maestrello (13p in 29’, 2/2, 3/6), uno Zerini (in 7’ 0p e 1 rimbalzo) che di fronte stavolta ha trovato avversari troppo tosti, un Formenti che ha perso la sua pericolosità (1p in 22’ 0/1, 0/2, 1/ 2 6 rimbalzi ma serviranno anche i punti, ha le doti per farli), un Giuri (in 16’ 6p, 2/4, 0/2, 2/23) un pò frastornato dal ritorno dell’ex in un campo che non lo attendeva con i fiori in bocca e un Poletti che era già con la valigia fatta e gli emissari di Forlì ad aspettarlo. Succede anche ai migliori di sbagliarne una, l’importante per Brindisi è prendere il meglio da ogni lezione e ripartire subito,. Anche perché chi ha tempo non aspetti tempo, e mai come a questo punto della regular season, il tempo, un pò alla volta, inesorabilmente viene meno. Ma la Brindisi di coach Bucchi dirà ancora la sua, in un equilibrio ancora totale che premia un campionato che non si vede perché qualcunoio vorrebbe cambiare. Brindisi dirà ancora la sua non scherziamo anche se è stato un martedì di Carnevale, un po’ meno allegro per tifosi biancocelesti immancabili anche fino a qui in un giorno feriale. Probabilmente immaginavano un martedì grasso diverso, ma non si spegnerà il loro entusiasmo e sostegno. E ci mancherebbe: non scherziamo, Carnevale sta pure finendo.


TAG : Enel Brindisi | Fileni Bpa | Jesi
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