Da Milano a Istanbul, da Istanbul a Madrid, da Madrid di nuovo a Milano. Sergio Scariolo come George Clooney nel film “Up in the Air”, “Tra le nuvole”. Dopo la partita che l’EA7 Emporio Armani ha giocato e perso sul Bosforo, ospite del Fenerbahce, Scariolo ha salutato la comitiva milanese che tornava a casa e preso il volo per la capitale spagnola. Da allenatore della nazionale campione d’Europa, Sergio era atteso, giovedì sera, alla presentazione del Mondiale 2014. Già, mentre l’Italia deve rinunciare alla co-organizzazione degli Europei, la Spagna sarà sede del Mondiale, già ospitato nel 1986.
“Il livello di cultura sportiva è molto alto, non solo come organizzazione di base, dello sport a scuola, ma proprio come modo di vedere e di intendere della comunità...”.
Che invidia. In Italia, conta solo il calcio, soprattutto parlato. Fare sport sembra una perdita di tempo, un ostacolo. E i giovani crescono senza praticare sport, quindi privi della vera cultura sportiva, con tutti i danni che ne conseguono anche per la salute. Appena messo piede a Milano, mentre si spostava in taxi, abbiamo proposto a Scariolo alcune domande per capire meglio i problemi dell’EA7 Emporio Armani, reduce – tra campionato ed Euroleague – da sei sconfitte consecutive.
Prima che la stagione iniziasse, chi scrive pensava che i veri problemi sarebbero stati tra lei e Fabrizio Frates, il suo vice. Lei è interista, Fabrizio milanista: chissà le litigate parlando di calcio e del derby...
“In verità, abbiamo avuto poco tempo per farlo. In particolare, la sera del derby tornavamo a Milano da Biella, sconfitti dopo una partita dominata. Avevamo davvero poca voglia di parlare di calcio”.
E mentre voi vi fermavate, la Scavolini Siviglia ringraziava conquistando il secondo posto in un’atmosfera incredibile. Giorgio Giommi, lo storico speaker, forniva aggiornamenti da Biella, il pubblico non lasciava l’Adriatic Arena...
“So tutto, so tutto e ho sentito la sua telecronaca di Scavolini Siviglia-Novipiù, bell’amico... Mi tifava contro e a favore di Biella”.
Tutto il rispetto per il giocatore e per la persona, che meritano ogni riconoscimento, e i Denver Nuggets gliene hanno concesso uno assai tangibile: ma non è che la presenza di Danilo Gallinari ha rallentato, e non poco, il vostro progetto?
“Stiamo parlando di una squadra che era prima in classifica e si era qualificata, per la seconda volta da quando esiste, alle Top 16 di Eurolega. C’era Danilo, e con lui Hairston. Abbiamo tenuto botta fino a quando uno dei due grandissimi protagonisti di inizio stagione, Danilo, è andato via. Pochi giorni dopo abbiamo dovuto fermare il secondo, Malik Hairston. E lì non abbiamo tenuto botta. Né tecnicamente, né mentalmente siamo stati in grado di parare il colpo, anzi il doppio colpo, durissimo. Sulla scelta di utilizzare Danilo possiamo fare filosofia per settimane, in realtà è successo che due giocatori molto determinanti per le sorti della squadra sono usciti dal roster nel giro di dieci giorni. E abbiamo pagato tecnicamente, soprattutto sul perimetro. Sinceramente, è stata una sorpresa negativa, ma la perdita è stata enorme. In particolare per una squadra non ancora formata, che si conosce ancora poco. Adesso, ci stiamo riprendendo pian pianino, cercando di rialzare la testa”.
Lei ha detto – spero di ricordare bene – che qualche errore lo avete commesso. Se penso che state pagando Benjamin Eze per non farlo giocare e pagate bene Bourousis per giocare ma i risultati sono gli stessi, questo è sicuramente un errore.
“No, no, no! E’ una scelta legata al comportamento e siamo coerenti con la scelta. A nessuno di noi è venuto in mente di cambiarla. Prima di tutto, una società deve marcare i valori, i principi di comportamento, di rispetto, di etica. E poi alle scelte tecniche... Quanto a Bourousis ha giocato eccellenti partite in attacco, pur con discontinuità, e da sempre ha limiti difensivi che sta cercando di eliminare lavorando con impegno. Sono carenze che vengono da lontano”.
Mentre voi soffrivate a Istanbul, Siena era straripante a Madrid. Un motivo in più per angosciarvi o magari uno stimolo per tornare a battere i toscani.
“L’unica cosa che abbiamo fatto quest’anno con Siena è giocarci e batterla. All’Olimpia non accadeva da ventuno partite. Il resto sono considerazioni che esulano dal nostro pensiero. Pensiamo a noi stessi e alla prossima avversaria, la Scavolini Siviglia. Veniamo da una serie di sconfitte consecutive e abbiamo in mente solo di tornare a vincere. Le vittorie di Siena non ci angosciano e non ci caricano di ulteriore pressione”.
La Scavolini Siviglia seppe sconfiggervi all’andata: fu il segnale che la vostra stagione sarebbe stata difficile?
“Non c’era bisogno di quella sconfitta per capirlo. Sapevamo benissimo che la stagione sarebbe stata assai più complicata di quanto si ipotizzasse dall’esterno. Certo, sconfitta di Pesaro a parte, abbiamo iniziato bene, superando Varese, Siena, il Maccabi, ma consci che non era tutto oro che luccicava, che non sarebbero mancati i momenti difficili. Onestamente, speravo fosse un periodo più corto, ma anche questa è esperienza. Ricordo l’anno del primo scudetto a Pesaro, quando la squadra aveva comunque una buona base e i giocatori nuovi erano meno di quelli che ci sono oggi a Milano. Occupavamo stabilmente la quinta-sesta posizione. Le cose si aggiustarono nelle ultime settimane. Mi è successo anche in Spagna, dove ho conquistato uno dei miei titoli. Ripeto: a livello di risultati, la sorpresa maggiore è stata quella di trovarci in testa dopo poche settimane, non la difficoltà, anche se a livello di risultati speravo di contenere meglio il momento negativo”.
Domenica ritrova la Vuelle. Ritiene la squadra di Luca Dalmonte in grado di battersi fino in fondo per una delle prime quattro piazze?
“Assolutamente sì. L’ha dimostrato ampiamente. Ha un organico ben costruito, con giocatori di grandi qualità e bene allenati. Magari l’organico è corto, sì, ma razionalmente può consentire un migliore utilizzo dei giocatori, anche se un eventuale infortunio può mostrare l’altra faccia della medaglia che però non si è vista, perché all’inizio è mancato White e Pesaro non ha pagato più di tanto. Mi sembra che la Vuelle abbia un’eccellente situazione per potere fare molto bene. E non dimentico che solo poche settimane fa viveva uno stato di insoddisfazione generale espresso anche clamorosamente, che fa parte della maniera di intendere le cose qui in Italia, dove in poco tempo passi da fenomeno a somaro e subito dopo da somaro a fenomeno. La stabilità dei risultati e le vittorie in trasferta a Cantù e Siena sono dati incontrovertibili”.
Non un solo Scariolo domenica sul parquet del Mediolanum Forum. Il primogenito Alessandro giocherà in anteprima con i coetanei...
“Disputano un torneo a quattro, ma devono finire prima delle ore 16,15...”.
Gioca bene?
“Sì, secondo lui. Si vede che è portato, che gli piace, che ha passione e – grazie alla mamma (Blanca Ares, guardia, campionessa d’Europa nel 1993 con la nazionale spagnola; ndr) – fa canestro. Una dote che sembra innata. Ma pratica anche altri sport: tennis, nuoto, calcio...”.
Quindi, in questo momento, lo Scariolo di punta dell’Olimpia Milano è Alessandro, non Sergio.
“Assolutamente, è imbattuto nel suo campionato!”.
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11:09
24 Maggio 2012
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